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24 May PROSPETTIVEAbbinata a questo intervento la TRACCIA MUSICALE (nel Media Player): FRANCESCO DE GREGORI
COMPAGNI DI VIAGGIO
PROSPETTIVE
Era tardissimo, dovevo sbrigarmi, avevo il treno che partiva… Lei mi telefonò per dirmi : “T’accompagno, io!”, io le dissi che non occorreva e che ci sarebbe stato talmente tanto traffico e gente che anche lei avrebbe fatto tardi al lavoro, e non volevo che si beccasse un rimprovero per causa mia! Ma insistette… e preparatomi, la valigia, l’aspettai! Arrivò come un fulmine… e guidò come una saetta, in direzione stazione! La stazione, un via vai di trame di storie; al tempo stesso, punto d’incontro e di allontanamento! Vite che da lì dipartono per correre parallele e lontane sui binari dell’esistenza, vite da lì si ricongiungono per non essere più lontane e parallele. Arrivammo correndo sulla piazzola del binario! Il treno era pronto, pochi minuti mi separavano dalla partenza! Sarei mancato un anno e forse più… e l’aereo che poi avrei dovuto prendere m’avrebbe portato in un altro continente! La salutai con un “Ciao!”, per non dirle “Addio”… Ci guardammo in silenzio, poi la baciai, poi, lei mi baciò… Ci baciammo, lì in stazione! Era la prima volta che ci baciavamo, io capì tante cose, mi sarebbe mancata, ma non potevo “vincolarla” alla mia vita, non potevo dirle le parole che lei si aspettava le dicessi! Non potevo dirle “Ti amo” e poi scappare via, lei aveva la sua vita e non potevo costringerla a seguirmi! Il bacio finì, e mentre la voce dell’annunciatrice del treno si insinuava nelle orecchie di tutti, per noi fu talmente lacerante che fece vibrare i vetri delle porte dei nostri due cuori appesi ! La guardai, guardai i suoi occhi, tumidi, che parevano dire “Voglio correre da te… ci sono tantissime cose che non riesci a vedere”…e mi tornò in mente una musica! In quel frangente apparve da un angolo, un vecchio, che si avvicinò a noi! Pensavo si trattasse di un barbone e avevo già preso dei soldi dalla tasca del cappotto! Aveva al collo un vecchissima macchinetta fotografica, un aspetto trasandato, magrissimo e con una folta barba grigia rivolgendosi a noi due, disse: “Salve, vi chiedo umilmente scusa, il mio nome è Domenico, ogni giorno vengo in stazione e scatto una sola foto. Oggi ho scattato la foto mentre voi vi baciavate e gradirei potervela recapitare non appena la svilupperò!”. Era un brav’ uomo, gentile nei modi, gli feci capire che partivo per un altro continente e che sarebbe stato più comodo spedirla a lei più che a me, ma lui continuò dicendomi : “ La signorina mi scuserà, ma non ha bisogno di vedere per prima questa fotografia! Non mi occorrono soldi, voglio soltanto farle avere questa foto!”. Si trattava del nostro primo bacio.... in quel momento di distacco, in quel momento così difficile da non riuscire a dirsi addio, detti a quel vecchio il mio nuovo indirizzo e un po’ di soldi, lui mi ringraziò con un sorriso e si allontanò, sparendo dietro l’angolo. Fischiarono i fischietti, io salì sul treno, lei mi salutò con la mano, io le risposi, poi il tempo di trovare posto e la stazione non c’era più! Passarono alcuni mesi ed un giorno ricevetti una grande busta gialla, la aprii e dentro c’era questa fotografia…
La piazzola della stazione, niente caos, quel treno, il mio berretto, il mio cappotto, la mia valigia, i suoi capelli raccolti, la sua giacchetta, la sua gonna nera… ma quei bambini? Che diamine voleva dire quella foto? Poi nella busta una pergamena ed una sola frase scritta, in un’antica calligrafia…
“Mi sono limitato a fotografare le vostre anime! Con affetto, Domenico.”
Volevo correre da lei... non passò l’anno che tornai a casa!
By TiÞÞiTi
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